Prendersi cura dei beni comuni: diritti, regole e opportunità
parte prima…
Qualche tempo fa mi sono trovato a tagliare l’erba in uno spazio pubblico vicino a casa mia. Le frequenti piogge primaverili avevano accelerato la crescita e gli sfalci previsti dal Comune non riuscivano a coprire adeguatamente il bisogno. Avevo un po’ di tempo libero, lo spazio non era così esteso e ho quindi iniziato a tagliare con l’aiuto della mia piccola rasaerba a spinta. Mi si è avvicinato un signore, vicino di casa: “perché tagli l’erba? Questo pezzo di terra non è tuo, dovrebbe farlo il Comune”.


Parco di via Tito Livio
Aveva ragione. Non posso sostituirmi all’amministrazione comunale ed effettuare lavori su suolo pubblico, la legge e i regolamenti non lo permettono, anche quando potrebbero portare dei vantaggi a tutta la collettività. Ciononostante, d’istinto mi è venuto da rispondere “Ma chi è il Comune? Non siamo forse noi cittadini e cittadine? Se l’Amministrazione non fornisce un servizio, o lo fornisce con dei limiti (per mille ragioni che non sto, ora, a sindacare), perché non possiamo farlo noi?”.
La risposta è semplice: la legge non lo prevede.
Ma è davvero così?
La Costituzione, ci insegnano, è la “legge delle leggi”, a cui tutta la normativa italiana fa riferimento. Non si può fare una legge che sia contraria ai principi della Costituzione.
E proprio qui troviamo il fondamento del concetto di “beni comuni”.
All’articolo 118 troviamo questo testo:
[…] Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Quindi, la Costituzione prevede che i cittadini e le cittadine possano avere un’iniziativa autonoma per lo svolgimento di attività di interesse generale. Un’iniziativa che, ovviamente, va concordata con l’Amministrazione, e va regolata. Con quale strumento?
“Il Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni […] mette al centro la disciplina delle forme di collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa dei beni comuni, che trovano realizzazione, più concretamente, attraverso la stipula dei Patti di collaborazione, […] i quali consentono a tutti i cittadini attivi, singoli o associati, e all’amministrazione di svolgere attività di interesse generale su un piano paritario.
[…] Tali Regolamenti, infatti, oltre a favorire forme di democrazia partecipativa […] attuano i principi di autonomia regolamentare e, soprattutto, sussidiarietà orizzontale, presenti nella Costituzione (art.ii 117, co. 6 e 118, co. 4). […] Anche per queste ragioni, i Regolamenti per l’Amministrazione condivisa hanno trovato un rapido ed apprezzabile sviluppo su tutto il territorio nazionale.”
(fonte: https://www.labsus.org/cose-il-regolamento-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/)
La forma giuridica per regolamentare l’iniziativa delle persone che vogliono prendersi cura dei beni comuni, in accordo con l’Amministrazione comunale, esiste già. E non solo nella teoria.
(continua…)
Andrea Berto
Consigliere comunale Comunità e Territorio