Prendersi cura dei beni comuni: diritti, regole e opportunità
…parte seconda…
“La forma giuridica per regolamentare l’iniziativa delle persone che vogliono prendersi cura dei beni comuni, in accordo con l’Amministrazione comunale, esiste già. E non solo nella teoria.”
Avevamo terminato il primo articolo sul tema del Regolamento per i beni comuni affermando che esistono già e sono attive, nel territorio nazionale, forme di collaborazione tra Amministrazione locale e cittadini regolate da norme approvate dagli organi di governo.
Il modello per questo tipo di Regolamento è stato inizialmente predisposto da un’associazione di Bologna, LABSUS (https://www.labsus.org), che nella propria pagina web “chi siamo” così si autodefinisce:
“Labsus, il Laboratorio per la sussidiarietà, ha un obiettivo ben preciso, fondato su una certezza. La certezza è che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale”.
Su questo modello, più di 300 comuni in Italia si sono dotati di un Regolamento per consentire alla propria cittadinanza di partecipare attivamente alla cura per i beni comuni.
Tra questi c’è anche Padova, capoluogo della nostra provincia, che ha approvato il proprio Regolamento con deliberazione del Consiglio Comunale n. 103 del 25.10.2021 (il testo integrale del regolamento di Padova si trova al seguente link).
Abbiamo chiesto a Francesca Benciolini (assessora del Comune di Padova con delega alle Politiche Abitative, Edilizia Residenziale, Decentramento e Quartieri, Servizi Demografici e Cimiteriali, Cooperazione Internazionale e Pace, Diritti Umani, Sussidiarietà, Provveditorato, Gemellaggi) di raccontarci le motivazioni che hanno spinto l’Amm.ne Comunale ad elaborare ed approvare questo Regolamento.
“La Costituzione, nell’art.118, afferma che secondo il principio di sussidiarietà lo Stato, nelle sue varie articolazioni locali, favorisce l’autonoma iniziativa dei/delle cittadini/e per lo svolgimento di attività di interesse generale. Si tratta di riconoscere che le persone sono interlocutori che concorrono ad amministrare: non sono solo fruitori di servizi ma possono loro stesse generarli e gestirli. Vengono così valorizzate le competenze e le capacità presenti nel territorio, coinvolgendole già in fase di coprogettazione dei servizi possibili”
“Non si tratta” continua Benciolini “di delegare ad altri soggetti competenze proprie dell’amministrazione pubblica, ma di integrarle con altre che possono generare benefici reciproci. Attraverso i Patti di Collaborazione viene introdotto il concetto di Redditività civica: il valore, non solo in termini di minor spesa pubblica, generato appunto dalla collaborazione tra Amministrazione e cittadine/i attivi/e per la cura, la rigenerazione o la gestione condivisa di beni comuni: ad esempio la rifruibilità di un bene, il miglioramento della vivibilità di un’area, l’aumento del benessere della comunità”.

Chiediamo all’assessora alcuni esempi concreti: “Un nostro cittadino ha chiesto di potersi occupare della manutenzione delle ciotole di fiori di un cimitero comunale, dove riposano alcuni suoi cari: senza regolamento che definisce la possibilità della amministrazione condivisa non si sarebbe potuto fare. Il principio dell’amministrazione condivisa è il riconoscimento che ci si fida che le persone portino valore aggiunto. Si chiede che quello che fai con un patto sia sempre per il bene comune, per il bene della comunità e mai per il tuo tornaconto. Oggi il regolamento permette questa azione dicendo al cittadino/a mi fido di te se ti impegni a farlo per il bene di tutti e ad includere chi volesse aiutarti e aggiungersi al tuo patto“.
Altri hanno chiesto di potersi prendere cura, organizzando l’utilizzo, l’apertura e la chiusura dell’area verde comunale. È possibile immaginare la rigenerazione di un campo inutilizzato, anche privato, in accordo con il proprietario, per metterlo a disposizione di qualche manifestazione comunale; ma anche l’organizzazione di momenti di incontro tra persone dello stesso quartiere in cui c’è la necessità di utilizzare spazi pubblici. Iniziative che creano coesione, socialità, che rinsaldano infine la comunità territoriale”.
Chiediamo se vi siano poi dei controlli, per evitare che ci siano abusi o spiacevoli inconvenienti: “Tutto viene definito in fase di coprogettazione e i patti di collaborazione devono essere approvati dalla Giunta Comunale, che stabilisce anche quali siano le verifiche da effettuare e ogni quanto occorra monitorare la realizzazione degli obiettivi. Non con l’intenzione di esercitare un potere, ma per sancire la serietà e la trasparenza di tali iniziative.”
A Padova, quindi, hanno iniziato, tra i primi in Italia. Ma ci sono anche altre realtà, forse anche più vicine alla nostra dimensione comunale, nelle quali si è potuto incominciare un percorso di partecipazione e condivisione delle responsabilità verso i beni comuni…
(continua…)
Andrea Berto
Consigliere comunale Comunità e Territorio




